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 “La Chiesa come luogo di Misericordia”. E’ stato questo il filo conduttore della catechesi che il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, ha tenuto nel  sesto incontro svoltosi nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia, nell’ambito del ciclo di catechesi sulla Divina Misericordia.

La Misericordia è lo sguardo di Dio sull’esistenza dell’uomo. Noi siamo diventati figli del Padre perché ha mandato suo figlio in mezzo a noi come nostro fratello: figli di Dio e fratelli tra di noi.

Il cristiano è un peccatore al quale Dio ha perdonato. La Chiesa è stata voluta come luogo della Misericordia. E’ un luogo dove si pratica l’arte della fraternità, del perdono, della preghiera e dove si invoca la Misericordia. E’ un luogo di prossimità, un luogo da raggiungere.

La Chiesa ha bisogno di tornare alla fonte: il cuore di Cristo.

In questa società si fatica per vivere e per avere rapporti fraterni e misericordiosi; si vive di diffidenza nei confronti dell’altro, si giudica e si cerca solo l’affermazione personale.

Siamo tutti peccatori bisognosi di Misericordia. Nella parabola del fariseo e del pubblicano è quest’ultimo che si dichiara peccatore ed implora la Misericordia.

E’ quindi necessario pregare per chiedere il dono della Misericordia, per vincere l’individualismo e vivere la fraternità.

La missione della Chiesa è portare il Vangelo della Misericordia del Padre.

La Chiesa del buon samaritano è la Chiesa della Misericordia. Non dobbiamo quindi rischiare una Chiesa che giudica e condanna per mero rigorismo. Essa è come un ospedale da campo dopo una battaglia. Ma come ad una persona si vuole più bene se è malata, così bisogna voler bene alla Chiesa, nonostante i suoi limiti e problemi.

Una nota personale ripresa in altra occasione: Misericordia non è soltanto offrire perdono, ma praticare una spiritualità del dono, aprendoci a tutte le sofferenze dei fratelli.

Infine la lettera di san Francesco ad un Ministro: “E’ in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli” (FF. 235)

Sintesi di Francesco D’Addato – Ucid Roma

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