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Nella suggestiva sede della Chiesa di S. Spirito in Sassia, nota anche come Santuario della Divina misericordia, si è svolto Il quinto dei dieci incontri del Progetto Catechesi –Giubileo della Misericordia,avente per tema “La Misericordia e il perdono”.

 

L’incontro si colloca nel secondo ciclo di riflessioni previste dal Progetto; quelle, cioè,  che si propongono di mettere in evidenza  la presenza della Misericordia nella vita sacramentale attraverso l’invocazione e la preghiera. 

 

Il compito di illustrare ai partecipanti  la relazione tra  Misericordia e Perdono è stato affidato al Card. Mauro Piacenza, Penitenziere maggiore presso il Tribunale della Penitenzieria Apostolica.

 

Il suo intervento è stato preceduto da un breve saluto di Mons. Jozef Bart, Rettore di Santo Spirito in Sassia, il quale,messa in rilievo l’importanza che la Chiesa di S.Spirito riveste per i Cristiani, richiama l’attenzione degli ascoltatori ricordando che fu Giovanni Paolo II ad aprire la Porta della Misericordia proprio nella sede della Chiesa che ospita la catechesi. L a vicinanza del tempio alla Basilica di S. Pietro, peraltro, fa sì che tanti fedeli possano avvicinarsi all’immagine di Gesù per sentirsi ispirati alla misericordia e al perdono, soprattutto attraverso opere di bene  verso i bisognosi. A conclusione del suo intervento, Mons Bart tiene a ringraziare il Card. Piacenza per la sensibilità e la disponibilità nell’impegno di rendere e accessibile la delicata e complessa materia nella quale interagiscono  Divina Misericordia e  Perdono.

Subito dopo,in tale contesto introduttivo, prende la parola Marco Italiano, presidente dell’associazione Res Magnae, il quale pone in rilievo il carattere di straordinarietà che il quinto appuntamento delle catechesi giubilari assume per risvegliare il senso di appartenenza a Dio e il cambiamento verso l’accoglienza.

 

Apre, quindi, il proprio intervento il Cardinale Mauro Piacenza rilevando come l’uomo abbia sempre sperato che la misericordia diventasse perdono, già fin dal momento in cui Adamo ed Eva, come risulta dal Vecchio Testamento-Capitolo terzo della Genesi, disobbedendo  al divieto imposto da Dio, mangiarono del frutto dell’albero proibito.

 

Dalla lettura del Vecchio Testamento, si può constatare, tuttavia, come la speranza  della misericordia, il desiderio cioè di incontrare un Dio capace di sanare le ferite dell’uomo, risulti, in definitiva, irrealizzata; e ciò proprio per il modo con cui il popolo ebraico concepì la relazione con Dio: da una parte un Dio - sia pur misericordioso - che si auto manifesta, dall’altra il popolo che si rivolge al suo Signore.

 

Il passaggio dalla misericordia al perdono, prosegue il relatore nella sua lectio magistralis, avviene con l’Incarnazione: la manifestazione, cioè, dell’Essenza di Dio come Amore verso gli uomini . Per amore degli uomini (misericordia), infatti, Gesù, inviato dal Padre, discende in terra e in quel momento la misericordia diventa perdono, che non consiste, tanto nella misericordia sperata, quanto nel potere sulla terra di perdonare i peccati. In quell’atto, il perdono sacramentale realizza nello spazio e nel tempo la misericordia di Dio e di fatto ne è il compimento storico.

 

Argomentando la  sua esposizione, poi,  Monsignor Piacenza si sofferma sulla relazione intrinseca da cui sono legati  misericordia e perdono ; sul rapporto esistente, cioè, tra la misericordia come offerta dell’Amore di Dio per gli uomini e il bisogno di perdono come predisposizione dell’uomo ad accogliere tale offerta. Questo rapporto , vissuto come esperienza nella vita quotidiana, riguarda in generale tutti gli uomini nel senso che essi ricevono la vita come dono della misericordia (esperienza universale della creaturalità).

Nella vita sacramentale, i Cristiani vivono  importanti e significative esperienze di misericordia.

Innanzitutto, l’esperienza battesimale della figliolanza adottiva.  Con il Battesimo, infatti, la misericordia diviene perdono, in quanto, diventando  noi uomini figli nel Figlio, e trovandoci  per pura misericordia nel mistero della Santissima Trinità, ci troviamo  predisposti ad accogliere l’evento salvifico della Pasqua che è in se stesso evento di divina misericordia  e di perdono.

 

Vi è, inoltre, l’esperienza del riavvicinamento a Dio attraverso  il Sacramento della Riconciliazione, al quale noi cristiani possiamo accostarci per metterci in rapporto con la misericordia divina e chiedere umilmente perdono. Secondo la volontà di Gesù Cristo il perdono è un evento sacramentale che coinvolge e salva la nostra libertà. Infatti,  senza le necessarie disposizioni interiori – che consistono nel dolore per i peccati commessi, nel riconoscimento di essi, nel fermo proposito di non commetterli mai più e nell’accoglienza della penitenza - non è possibile ricevere il perdono.

In definitiva, sulla relazione misericordia perdono e sui relativi riflessi sulla vita sacramentale  si può sinteticamente affermare che “Poiché la  concretizzazione della misericordia nel perdono è fondamentalmente un evento sacramentale, ne consegue  che la misericordia domanda la nostra preghiera ed il perdono trova, nella preghiera che diviene Sacramento, la sua piena realizzazione”.

 

Sulla base delle riflessioni svolte nell’ambito dell’interessante Catechesi ,Mons. Piacenza conclude invitando tutti sia come singoli che come Chiesa a confidare nella possibilità che tutti gli uomini possano godere della divina misericordia ed esortando, al contempo, i credenti  alla preghiera perché tutti gli uomini possano conoscere l’Amore di Dio; tutto ciò sia  nella consapevolezza che tutti i cristiani, grazie al sacramento del Battesimo sono  mediatori  della misericordia per tutti gli uomini, sia nella convinzione che non ci sono persone a cui sia impedito l’accesso alla misericordia.

 

Alla Beata Vergine Maria, infine, l’illustre Relatore rivolge l’implorazione  affinché  Essa, che non ha avuto alcun bisogno di perdono perché Immacolata,  interceda sia per ciascuno di noi, come avvocata e mediatrice, sia per  i nostri fratelli e le nostre sorelle che non hanno conosciuto l’Amore del Signore, perché, anche per essi, la misericordia possa diventare perdono!

Sintesi a cura di Saverio Parlato – UCID-Roma

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