Lo studio e la ricerca della verità e della bellezza rappresentano una sfera di attività in cui è permesso di rimanere bambini per tutta la vita. (Albert Einstein)

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 “Giovanni Paolo II ci ha fatto vedere quali sono le radici della speranza cristiana. Il suo slancio evangelizzatore, sulla scia post conciliare dell’apertura della Chiesa al mondo, si è sempre indirizzato alla conoscenza dell’uomo, che oggi come oggi è privato della sua dimensione trascendentale.” Così mons. Oder ha iniziato a tratteggiare la figura di Wojtyla: il Papa che per primo è andato alle periferie del mondo, quelle geopolitiche. Dopo di lui, Benedetto XVI si è adoperato per salvare l’uomo perso nelle ideologie. “E adesso Papa Francesco, che va alle periferie spirituali.”

Oder ha inquadrato il Pontificato di Giovanni Paolo II in un contesto storico e politico particolarmente complesso, in cui i movimenti estremisti, nazismo e comunismo, avevano lasciato ferite profonde del tessuto umano. Il suo percorso, tuttavia, è stato sempre vissuto senza pessimismo. Anzi,”la risposta cristiana agli orrori e alla disperazione” doveva essere lamisericordia di Dio, a cui Karol si abbandonava “con un impulso spontaneo”. Un’eredità del padre, che aveva trasmesso al figlio una visione del mondo improntata ad una speranzasovrannaturale, che scaturiva dalla fiducia nelle promesse di Cristo e nel sostegno della grazia dello Spirito Santo. “Il perdono – disse una volta – è il primo atto fondamentale perché noi uomini non siamo completamente divisi”. Proprio in quest’ottica, quando ancora era Arcivescovo Metropolita di Cracovia, fu uno dei promotori della  lettera che nel 1965 i vescovi polacchi scrissero all’episcopato tedesco, contenente le famose parole: “Perdoniamo e chiediamo perdono”. Un importante passo di riconciliazione tra le due comunità, divise dalla guerra e dalla storia.

L’opera di evangelizzazione è stata da sempre il primo servizio alla speranza: per farlo, Wojtyla è stato accanto ai lebbrosi, ai malati di Aids, agli alcolizzati, ai senzatetto, ai disabili, a tutti coloro che vivono ai margini della società. “La fiducia in Cristo è stata la vera scommessa del suo Pontificato - ha sottolineato il relatore. - Sapeva diffondere la sua speranza anche nelle situazioni più difficili e struggenti.

Una fiducia in Cristo che gli ha permesso di vivere sempre con consapevolezza e serenità ilrapporto con la morte, anche nelle ultime settimane di vita. “In occasione del suo compleanno – racconta Oder – in risposta agli auguri ricevuti, Giovanni Paolo II disse: «In realtà sono un anno più giovane per il Paradiso». Non ha mai avuto paura della morte, che vedeva come un passaggio naturale nell’attesa e nella speranza di incontrare il Signore”, ha spiegato il postulatore. Wojtyla vedeva la sofferenza in una prospettiva pasquale: quella della Resurrezione, che avvicina a Cristo. “Non si chiese mai perché fu costretto a subire tante sofferenze, ma anzi ne cercava il valore salvifico.”

Tra gli altri aspetti di Wojtyla evocati durante il convegno, anche la strenua difesa del valore della dignità umana: “L’enorme rispetto, la simpatia e l’umanità con cui si rapportava a tutte le persone era l’arma con cui disarmò anche i suoi oppositori.” Durante il suo Pontificato tenne sempre presente “l’importanza delle realtà ultime, che davano il vero senso alla storia, cercando di coniugare il valore teologale della speranza alle aspirazioni umane.” Giovanni Paolo II fu così in grado di ispirare fiducia nelle grandi masse.

Probabilmente sta qui il successo della sua “provocazione evangelizzatrice” per eccellenza: leGiornate Mondiali della Gioventù. Tramite il dialogo libero che instaurò con le nuove generazioni, fu riconosciuto da tutti come una figura paterna. Wojtyla non poteva che amare igiovani, in quanto “portatori della Speranza per il futuro della Chiesa”, ha spiegato mons. Oder. A loro ha affidato il compito di mettersi a servizio per un “mondo migliore, basato sulla giustizia, la solidarietà, l’amore e la pace”.

“Ricordo ancora – ha commentato mons. Giovannetti – la celebrazione di insediamento di Papa Giovanni Paolo II, a cui ho partecipato con Don Alvaro. Le sue parole: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!» racchiudono il senso del suo Pontificato, il cuore della speranza. Spalancare le porte a Cristo, per lui, ha significato aiutare chi ha più bisogno. E in questo – ha concluso mons. Giovannetti – si rispecchia la missione della Fondazione Giovanni Paolo II: saper incontrare Gesù nell’uomo che vive.”

Fonte: TSD - Beatrice Bertozzi

 

 

 

 

 

 

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